
Scritto da Marco
Botswana
Estate 2025
Guidare, Limiti di velocità, Multe
Multe in Botswana
“Se ci fosse un film dove io sono protagonista, nella terra del Botswana, si chiamerebbe sicuramente: La maledizione della prima… multa!”

Il confine e gli “agenti nell’ombra”
Partiamo quando il sole è appena sorto. Lasciamo il Caprivi con quell’aria del mattino ancora fredda, pungente. Abbiamo dormito a Divundu, sulle rive dell’Okavango, e il piano è semplice: attraversare il confine tra Namibia e Botswana a Mohembo e proseguire verso Maun.
Arriviamo alla frontiera e veniamo accolti da due agenti già perfettamente operativi. Sedia bianca di plastica d’ordinanza, posizione strategica sotto l’ombra di uno dei pochi alberi del parcheggio. Sembra che ci stessero aspettando.
Quando scendiamo dal nostro fuoristrada coperto di polvere, si parlano in una lingua per noi irraggiungibile e ci indicano senza troppa fretta la porta dell’ufficio doganale.
Sembra di fare un tuffo nel passato, niente computer, niente schermi. Solo un enorme libro dove trascrivere tutto rigorosamente a mano. Mentre Federica compila i documenti, il mio sguardo cade su una mappa appesa vicino all’uscita.
“STRADA IN PRECARIE CONDIZIONI, LAVORI IN CORSO.”
Da Mohembo a Sehithwa: 293 km!

Gli spiriti delle sospensioni
Ripartiamo.
Le indicazioni non mentivano. L’asfalto, che in Namibia era quasi un miraggio, qui esiste… ma forse sarebbe stato meglio di no. La strada è un susseguirsi di buche, crateri, voragini.
Dopo poco iniziamo a sentire il contenuto del cassone saltare ovunque: zaini, stoviglie, attrezzatura. Un concerto metallico accompagnato dal rumore secco delle ruote che cercano disperatamente di evitare l’ennesima fenditura nell’asfalto.
Bisogna andare piano! Molto piano!
Poi Federica nota un dettaglio: “Limite consentito: 110 km/h.”
Silenzio.
Guardo la strada. Guardo il cartello. Riguardo la strada.
E faccio il grave errore di commentare ironicamente la cosa.
Credo sia stato lì che gli spiriti della strada si siano offesi.
Perché da quel momento decidono che io debba pagare. Letteralmente.

Il primo colpo della maledizione
Dopo circa 145 km qualcosa cambia. La strada diventa perfetta. Liscia. Scorrevole. Un sogno!
Finalmente posso rilassarmi.
Ormai sono giorni che guido a sinistra e inizio persino a sentirmi sicuro. La strada è deserta, il sole è alto e, per la prima volta da ore, smetto di stringere il volante come se stessi attraversando un campo minato.
Poi Federica nota un altro dettaglio: “Limite 80.”
Pochi metri dopo: “Adesso 60.”
Ci stiamo avvicinando al villaggio di Gumare.
E non facciamo nemmeno in tempo a realizzare cosa stia succedendo che, sotto un albero, seduti sulla consueta sedia bianca, compaiono due agenti accanto a un autovelox modernissimo. Impossibile da discutere. Impossibile da evitare.
Paletta.
Accosti.
Multa.
Velocità rilevata: 80 km/h. Limite: 60!
La maledizione ha colpito.

Il secondo colpo
Pago. Borbotto qualcosa contro gli spiriti della strada e ripartiamo in direzione Sehithwa.
Federica controlla la mappa: “Qui dobbiamo stare attenti. Al bivio bisogna andare a sinistra.”
Entriamo nel villaggio e lei mi guarda seria: “Pi, rallenta.”
Attraverso tutto il centro abitato con gli occhi fissi sul contachilometri. Arriviamo al bivio, svoltiamo mantenendo la sinistra. La strada è leggermente in discesa.
Leggermente.
Quanto basta.
Ed è lì che accade l’impossibile!!
Da sotto un altro albero, seduti ancora una volta sulle loro immancabili sedie bianche, sbucano due agenti.
A quel punto nasce il dubbio: Sono gli stessi di prima che, in qualche modo, ci hanno anticipato?
In Botswana tutto è possibile.
Paletta.
Accosti.
Multa.
Di nuovo.
Non sono passate nemmeno due ore!
Velocità rilevata: 75 km/h. Limite: 60!
Segue un’assurda negoziazione sul prezzo della multa che sembra più una scena tagliata da un film che un vero controllo stradale.
Pago. Poi riparto.
Questa volta senza dire una parola.
Niente ironia. Nessuna battuta. Nessuna “evocazione degli spiriti”.
Non volevo rischiare un terzo colpo!

Degno di Hollywood
E forse ha funzionato. Arriviamo a Maun senza ulteriori sorprese.
La strada va sempre rispettata. E in Botswana abbiamo imparato che gli agenti di polizia sembrano essere in perfetta combutta con gli spiriti della strada!
Noi, nel dubbio, abbiamo dato il nostro spontaneo contributo economico alla causa.
Magari useranno quei soldi per rattoppare almeno una buca. O forse no.
Forse serviranno semplicemente a finanziare il sequel del film.
Perché, se Hollywood chiama, noi il titolo ce l’abbiamo già pronto: La maledizione della doppia multa.
Ma per capire come siamo finiti qui, bisogna partire dall’inizio.
Del lungo viaggio tra Namibia e Botswana, abbiamo parlato in una puntata di Con i nostri occhi – un podcast di Seimaistato. Se vuoi ascoltare il nostro racconto, questo è il LINK:




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