
Scritto da Federica
Rio de Janeiro
Primavera 2026
Carnevale, Balli, Musica
Sfilare al Sambodromo
“Ogni anno, quando arriva il periodo del Carnevale, aspetto sempre lo stesso servizio al TG1. E ogni anno mi sembra di conoscerlo già a memoria.
“Ci troviamo nel cuore di Rio de Janeiro, dove la notte si è trasformata in un’esplosione di musica, colori e spettacolo per il Carnevale di Rio de Janeiro. Alle nostre spalle stanno sfilando le storiche scuole di samba, protagoniste di una delle celebrazioni più iconiche al mondo.”
Quelle immagini scorrevano sempre lontane, quasi irreali. Il Sambodromo illuminato, le piume, le percussioni, la folla che canta. Uno di quegli eventi che guardi dal divano pensando che appartengano a un altro mondo.
Mai avremmo immaginato che, al Carnevale di Rio de Janeiro 2026, noi saremmo stati lì dentro. Non sugli spalti. Non dietro una telecamera. Ma in mezzo alla sfilata.

Un’idea nata nel cuore della notte
Mancavano poche settimane alla partenza quando il mio feed di Instagram ha iniziato a riempirsi di ballerine, piume e costumi carnevaleschi. Più scorrevano quelle immagini, più un’idea iniziava a prendere forma.
Così ho iniziato a cercare informazioni ovunque: blog, social, siti ufficiali, scuole di samba. Leggevo tutto, studiavo ogni dettaglio, ogni possibilità. Finché non compare quella frase:
“PARTECIPA ALLA FESTA, SFILANDO CON UNA SCUOLA DI SAMBA!”
Era tardissimo, ma non riuscivo a tenermi l’idea dentro. Scrivo subito ai nostri amici raccontando il piano, quasi senza pensarci troppo. La risposta arriva immediata:
“Ci fidiamo di voi!”
E così, quasi per gioco, ci siamo ritrovati a organizzare qualcosa di completamente folle.

Rio, musica e caos
Poche settimane dopo siamo a Rio de Janeiro. L’atmosfera è esattamente quella che avevamo immaginato, forse persino di più. Musica ovunque, colori, festa continua.
Manuela ci dà appuntamento a qualche isolato dal nostro hotel. Quando apre lo sportello scorrevole del minibus, tra il traffico e la confusione spunta una testa di capelli neri e ricci che urla il nostro nome.
“Siamo qui!!!!!”
L’autista si fa largo nel traffico mentre Manuela ci spiega le regole della serata. Poche istruzioni semplici, ripetute più volte come un mantra:
“DIVERTITEVI.” Prima, durante e dopo la sfilata.

L’attesa prima del Sambodromo
Raggiungiamo la zona del Sambodromo intorno alle 20.00. La nostra scuola entrerà molto più tardi, verso le 22.00, ma nessuno sembra avere fretta di consegnare i costumi.
Così aspettiamo passeggiando nei dintorni. Qualcuno prende una Caipirinha per caricarsi un po’. Attorno a noi la folla aumenta minuto dopo minuto. Alcuni, come noi, cercano solo di capire cosa succederà da lì a poco. Altri trasportano enormi sacchi da cui sbucano piume colorate.
Finalmente arriva il momento di avvicinarsi all’ingresso dell’Avenida Marquês de Sapucaí, la strada simbolo del Carnevale di Rio.
Da un camioncino vengono scaricati quattro sacchi giganteschi. Gli stessi che avevamo visto poco prima tra la folla.
Manuela estrae dalla borsa un foglio stropicciato, legge alcuni nomi e ci divide in piccoli gruppi. Il primo della lista viene aiutato a vestirsi davanti a tutti, una specie di tutorial improvvisato per capire come indossare il costume.
Poi parte il caos.

Il delirio delle piume
A poco è servito comunicare le taglie prima di partire.
Nel giro di pochi minuti ci ritroviamo immersi in un mucchio di piume gialle e rosse cercando disperatamente i pezzi mancanti del costume. Una maglia di paillettes, una gonna ampia, un corpetto dorato, un elmo e delle enormi ali di piume.
Il panico cresce rapidamente.
“Qualcuno ha una gonna?”
“Mi aiuti con le ali?”
Ci aiutiamo a vicenda, insieme ad altri italiani completamente spaesati. Marco si prende a cuore una signora spagnola che non aveva capito bene come funzionasse tutto.
Nel frattempo, Mario si ritrova con due scarpe sinistre ai piedi. Poco importa. Nessuno se ne accorgerà davvero.
Silvia combatte con un copricapo troppo pesante e troppo largo che continua a piegarsi da un lato.
In qualche modo, però, alla fine siamo pronti.

Em Cima da Hora
La nostra scuola di samba si chiama “Em Cima da Hora”.
In portoghese significa fare qualcosa all’ultimo minuto, all’ultimo secondo utile.
Non poteva esserci nome più perfetto per noi.
Ci mettiamo in formazione mentre la tutor ci ripete le ultime indicazioni: mantenere la linea compatta, rispettare le distanze, sorridere sempre e cantare continuamente.
Anche senza conoscere le parole.
“Muovete la bocca,” ci dice, “altrimenti la scuola perde punti.”

Dentro il sogno
Poi arriva il momento.
Il battito del cuore si sincronizza con il ritmo del samba. Le percussioni diventano sempre più forti. Davanti a noi si apre finalmente il Sambodromo.
Ed è esattamente come lo avevamo visto per anni in televisione. Solo infinitamente più grande, più rumoroso, più vivo.
Per qualche minuto smetti di capire cosa stia succedendo davvero. Le luci ti accecano, il pubblico canta, le tribune sembrano non finire mai.
E tu sei lì dentro.
Non stai guardando il Carnevale di Rio. Lo stai letteralmente attraversando.
“Il Sambodromo è gremito: migliaia di persone stanno seguendo le coreografie, i carri monumentali e i costumi scintillanti che raccontano storie di cultura brasiliana, tradizioni popolari e temi sociali contemporanei. L’atmosfera è elettrica, tra percussioni incessanti e il pubblico che canta e balla senza sosta. Le scuole di samba si stanno sfidando davanti alla giuria in una competizione che qui viene vissuta quasi come una finale mondiale. Ogni dettaglio conta: dalla precisione delle danze alla spettacolarità dei carri allegorici.”
E mentre la festa continua fino all’alba, da Rio de Janeiro è tutto.
Linea allo studio.


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